MesAlfie di Sylvie Renault

Sylvie Renault

S. Renault, un’opera tra linearità e circolarità. E avvolgenza. Sylvie Renault, nel grande quadro presentato lavora, su poli contraddittori: da un lato insiste su una serie di molteplicità sferiche (cerchi, tondi, figure circolari e avvolgenti), dall’altro invece punta su una percezione univoca e centrata (anche rafforzata da forme ellissoidali verticali poste quasi al centro dell’opera). Ancora: c’è una sensazione matematica e razionale e un’altra giocosamente irrazionale. Per certi versi infatti, le sfere (che rimandano al mondo geometrico), sono allineate e ordinate, e mai fastidiosamente sovrapposte; e per altri versi le sfere rientrano al contrario, con elegante dignità, in una tensione ludica e orgogliosamente insoddisfatta: bolle di sapone in cammino verso il cielo, palloncini lanciati verso l’alto nel desiderio irrefrenabile di un bambino, hula hop dinamici e musicali, e ritmati e forse canori.

Il ballo (perché di questo, anche, si tratta) dialettico del contrasto potrebbe continuare insistendo sulla forza (e sulla discrezione) cromatica, per poi finire su una schermaglia divertita di maternità e figliolanza, con figure “principali” che vedono accanto e aggrappate le loro soluzioni minori e ridotte, e non per questo meno vive e divide. E potrebbe terminare altresì nel senso di festa e di magia che queste figure circolari offrono e regalano. In realtà, la interazione tra identità e diversità è vissuta qui nelle sue forme più complesse e filosoficamente pregne: rimandano a unicità che non possono (non vogliono) piegarsi alla omogeneità, e a collettività che hanno sapientemente interiorizzato la necessità, per ogni unicità, di non rinchiudersi e isolarsi, implodendo: una unità molteplice comune, una gruppalità densa di soggetti parziali e minuti, comunque presenti.

Il quadro è bellissimo perché queste sensazioni dialettiche (e altre, che qui vengono rinviate – e raddoppiate – dallo sguardo di ogni spettatore) sono oggettive e soggettive, minime e massime; e perché – forse, a conti fatti – il cerchio vero è proprio quello che Sylvie Renault stabilisce con chi guarda l’opera e si immerge (quasi notando) in queste imperfezioni che non sono né esibite né cercate. Consapevole, Sylvie (e i suoi fortunati spettatori) di un legame che ogni sincerità va a costruire nel dialogo e nella visione reciproca e circolare. Consapevole, lo spettatore, di essere di fronte a un quadro importante che – più volte “riguardato” – continua a far emergere fughe, separazioni, incontri, incroci, solidarietà.

– Corrado Veneziano

Tutto si conduce ad unità – afferma Gallo Mazzeo – `{`…`}` nei modi più imprevisti ed imprevedibili è diventare scoperta di sé, del sé nascosto che in tanto errare e peregrinare non si è mai allontanato da sé stesso, dal proprio sogno, perimetro e area di una grande avventura, in cui ogni nome pronuncia un nome, ogni volto cerca un volto e tutti insieme recitano Unum.
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