Principio stabile – Infanzia del cosmo di Michele de Luca

Michele de Luca

Per Unum rassegna di mostre personali ideata e curata da Francesco Gallo Mazzeo per Bibliothè Contemporary Art, l’artista (e poeta) Michele De Luca ha realizzato appositamente per lo spazio della galleria un telo di ampio respiro spaziale ed emozionale: Principio stabile – Infanzia del cosmo. Da tempo le opere di Michele De Luca pittore, testimoniano una linea di ricerca astratta di forte e originale impatto emotivo che vede nella luce, componente anche fisica che interagisce con la pittura, un dato di costante riferimento. L’artista ligure-romano in questa personale di un unico grandioso dipinto giunge con sottili scialbature di colore ad un’astrazione lirica che evoca spazi siderali ed accelerazioni vertiginose.

Michele De Luca attua un sottile slittamento di gamme cromatiche che dai consueti viola-bluastri giunge a trasparenze verdognole o di un giallo freddo, immateriale. Questi densi squarci di energia luminosa, vere e proprie scariche pulsionali ed emotive, solcano un universo incupito e drammatico, entrando in costante dialettica con le reali luminescenze dei precedenti lavori con lastre di metallo su legno che sono la costante più nota dei dipinti nella sua lunga ricerca artistica.

In Principio stabile – Infanzia del cosmo, acrilico su tela libera di oltre 5 metri per 2 che documenta una luminosa maturità dell’artista, una vorticosa ma ordinata esplosione di linee di luce e di prospettiche sensazioni di velocità vertiginose ci richiama alla mente una possibile concezione dell’evento primordiale che ha generato l’universo. Michele De Luca, con la grande passionalità ed energia che domina sempre i suoi lavori pittorici e poetici (come testimonia il suo nuovo poemetto in dodici canti e immagini Episodi del diluvio, edito da Peccolo, 2015, oltre al suo libro antologico Altre realtà, Poesie 1982-2007, Quasar, 2008), gioca anche su una sottile e quasi fanciullesca ironia, descrivendo virtualmente, con i suoi abbacinanti tagli di luce, non il grandioso e inimmaginabile evento del Big bang per pudore e modestia evitato, ma la sua più dolce inventata infanzia, come uno svezzamento celeste che smitizza da un lato ma anche entra in profondità di concetto ed emozione, lo sviluppo di questa grandiosa ipotetica visione della madre di tutti i tempi.

Il risultato fisico di questa elaborata ma immediata visualità figurale è uno squadrato vortice prospettico d’ordine superiore, una costruzione spaziale a forte sviluppo orizzontale che è sì freddamente geometrica ma nel contempo resa incandescente dall’enfasi di una pittura calda e in progressione temporale, come un divenire incalzante che sommerge lo spettatore inghiottendolo in questa “scatola di parte d’universo”, convogliandolo in una dimensione altra, atemporale e a-fisica, nel dilemma dei sensi e del pensiero che vagano nelle fredde sospensioni della creazione.

 – Giorgio Patrizi

Tutto si conduce ad unità – afferma Gallo Mazzeo – `{`…`}` nei modi più imprevisti ed imprevedibili è diventare scoperta di sé, del sé nascosto che in tanto errare e peregrinare non si è mai allontanato da sé stesso, dal proprio sogno, perimetro e area di una grande avventura, in cui ogni nome pronuncia un nome, ogni volto cerca un volto e tutti insieme recitano Unum.
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