Altrove di Michele Cossyro

Michele Cossyro

Dalla stella sconfitta un cono d’ombra, avvolgimento d’ardesia, raccoglie ed emana oro: luce antiluce dal precipizio dell’inverso. Da luogo a illuogo. Spazio che cova spazio. Dedicato a nessuno, nel concavo regno della vertigine. Eppure rappresentato, per paradosso di poesia, all’occhio innocente che guarda, come mano che tocca, un oggetto sfuggente, intimamente scintillante. Si insinua l’idea nella materia. E guardando un particolare, entro il risultato dell’effetto simultaneo, si profila l’impegno del puntiglioso esecutore, di frammento in frammento, di lapillo in lapillo, assorto ancora nel segno di un’arte costruttiva.

Oggetto caduto dall’alto. Ovvero stante in alto, nel peso dell’apparizione che, anche attraverso il proprio speculare riflesso, diffonde l’alto di ovunque. Oggetto avvincente nella concretezza della sua estraneità. Nella sintesi vibrante della sua complessità. Nell’anonimo spazio di questa stanza si incunea un segreto impercettibile? È attratto e combacia allora questo segreto con il fenomeno emerso? Ne avvalora l’oro? Scattante dall’intenso blu vitreo?
A cosa conduce nella realtà uno stringente tunnel cosmico? A un ulteriore universo pluriverso. Ma è il caso, nell’oggetto della metafora, di prospettare un adeguato immaginario. Come può esserlo la superficie tesa in una volta celeste, punteggiata di stelle, figurata da Giotto. Un cosmo dell’arte, emblema oltre il tempo, che potrebbe essere annunciato dalla trama cromatica del mosaico implodente.

– Bruno Conte, Centrivora Metafora di Michele Cossyro

 

Tutto si conduce ad unità – afferma Gallo Mazzeo – `{`…`}` nei modi più imprevisti ed imprevedibili è diventare scoperta di sé, del sé nascosto che in tanto errare e peregrinare non si è mai allontanato da sé stesso, dal proprio sogno, perimetro e area di una grande avventura, in cui ogni nome pronuncia un nome, ogni volto cerca un volto e tutti insieme recitano Unum.