Ossirinco di Massimo Livadiotti

Massimo Livadiotti

“Dioniso per primo avrebbe portato in Egitto due buoi dall’India, uno chiamato Apis e l’altro Osiride […]. Quasi tutti i sacerdoti, poi, sostengono che Osiride e Apis sono congiunti nella medesima identità; questa interpretazione rivela la dottrina secondo la quale Apis andrebbe considerato come l’immagine corporea dell’anima di Osiride”.

Sono stati i fiori di loto del lago di Nemi, forse ultimi discendenti delle offerte pagane al sacello di Iside, a suggerire a Massimo Livadiotti il “suo” Osiride ancestrale – potente e tribale – che ci attende su una riva dei cinque fiumi dell’Ade, non sappiamo quale. Un Osiride anzitutto percepito in modo tattile, immediato e non concettuale, che improvvisamente si rivela capace di unificare mondi interiori: un’origine mediterranea, un’infanzia africana, e una maturità fortemente influenzata da tutto quel mondo indo-greco che, idealmente e visivamente, si ritrova con costanza nelle sue opere. È così che nasce Ossirinco, frutto interiore di pura contemplazione: non c’è “ricerca”, non c’è “progetto”. C’è solo stupore e ardore compositivo.

Parimenti devota con la mia arte a divinità nere e lunari, non posso non farmi accogliere sulla riva dal Dio. Virile, sensuale e magnetico, quasi a passo di danza, è proprio lui ad ostentare Ossirinco, il mitico pesce elefante che aveva ingoiato il pene di Osiride. Mi chiedo allora se si sia forse svestito per fare una vela, come ci narra uno dei suoi numerosi miti … Dove siamo? Siamo nell’oltretomba del mito o nell’Africa ancestrale di Massimo Livadiotti? O forse solo sulla riva di un fiume indiano dell’Orissa, con le sue millenarie realtà tribali da cui tanto ho appreso nella mia arte? È il “senza luogo e il “senza tempo” dell’opera a catturarmi. Sì che io, devota di Shiva, non posso non inchinarmi anche a questo Signore del Silenzio, maestro di Morte e Rigenerazione, così come il suo analogo indiano, con cui condivide l’aspetto possente e dissolvente, immagini corporee di tori e di falli, essenze stesse della vitalità creativa. Ossirinco è dunque per me il viaggio di un romano sulla rotta per Muziris, che trasporta via nave il suo mondo italico, greco ed egizio sulle rotte per l’India, passando per i porti del Mar Rosso. Non si dice infatti in quel Papiro, che per una strana legge del caso si chiama anch’esso proprio “Ossirinco”, che alla dea Iside viene attribuita la tutela del Gange? So dove mi condurranno quelle barche …

– Marialuisa Sales

Tutto si conduce ad unità – afferma Gallo Mazzeo – `{`…`}` nei modi più imprevisti ed imprevedibili è diventare scoperta di sé, del sé nascosto che in tanto errare e peregrinare non si è mai allontanato da sé stesso, dal proprio sogno, perimetro e area di una grande avventura, in cui ogni nome pronuncia un nome, ogni volto cerca un volto e tutti insieme recitano Unum.
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