Guardando attraverso il dittico di Nader Tehrani

Nader Tehrani

Guardando attraverso il dittico è un esercizio intellettuale, affidato al linguaggio fotografico, intorno ad una “veduta inversa di una struttura attiva in superficie”. Come afferma Nader Tehrani-NADAAA, “il formato acquisisce anche una certa latitudine attraverso l’associazione, diventa un’immagine orientata al paesaggio senza effettivamente estendere d’orizzonte di un’immagine nell’altra”.  L’edificio architettonico a cui si riferisce il dittico in cui l’arte e l’architettura sono in sintonia con la geometria e l’atmosfera è il pluripremiato DFALD – the University of Toronto’s Daniels Faculty of Architecture, Landscape and Design, realizzato da NADAAA, aperto al pubblico nell’autunno 2017. 

 

 – Manuela De Leonardis

 

 

Come forma d’arte, il dittico ha sempre usato il suo formato per costruire il dialogo tra due immagini complementari, attraverso la forma o il contenuto. Perciò è stato anche definito dalla sua stessa struttura, funzionante attraverso l’opposizione, l’accoppiamento, la ridondanza o qualche altro costrutto dialettico. Concepito tradizionalmente come due immagini orientate al ritratto, il formato acquisisce anche una certa latitudine attraverso l’associazione, diventa un’immagine orientata al paesaggio senza effettivamente estendere d’orizzonte di un’immagine nell’altra. Per questa occasione, l’immagine invertita dello “studio” mira, attraverso l’innesto, la ridondanza e l’auto-similarità ad estendere la logica di un’immagine nell’altra senza soluzione di continuità, riconciliando efficacemente la dicotomia in uno, creando un’immagine unica ambiguamente bilanciata tra i suoi orizzonti costruiti.

As an art form, the diptych has consistently used its format to build dialogue between two complementary images — whether through form or content. Accordingly, it has also been defined by its very structure, working though opposition, pairing, redundancy, or some other dialectical construct. Conventionally conceived as two portrait-oriented images, the format also gains a certain latitude through the pairing, become a landscape-oriented image without actually extending the horizon of one image into the other. For this occasion, the inverted image of the ‘studio’ aims, through grafting, redundancy and self-
similarity to extend the logic of one image into the other seamlessly — effectively reconciling the dichotomy into one, a creating a single image ambiguously balanced between its constructed horizons.

 

 – Nader Tehrani-NADAAA