Melanconia e Notte di Giuseppe Modica

Giuseppe Modica

La vastità ci scruta, mentre siamo un granello di polvere caduto su un chicco di riso – mortali dentro l’immortalità del tutto. Una vastità senza misura, che nel momento stesso in cui ci fa sentire il nostro limite, ci lascia avvertire la potenza del nostro volo: del nostro sforzo di sollevarci sopra la materialità dell’essere e delle cose circostanti e, fra esse, anche le singole stelle e le galassie. Un giorno, forse, quelli che verranno sapranno per via scientifica quello che Leopardi sapeva per via poetica (che poi è la via da cui si diramano tutte le strade dell’umano vivere). “Che la materia pensi è un fatto” diceva il poeta nello Zibaldone (4288). Un fatto che alla moltitudine sembra un paradosso, così come le sembra paradossale un’altra verità che ci viene dai maestri zen: le piccole cose generano le grandi. Sono, ad esempio, dei minuscoli granelli di polvere e di carbonio che formano il pulviscolo atmosferico, che colpito dai raggi del sole raggi del sole li diffondono (così come fanno gli ombrelli che usano i fotografi nei loro studi) in ogni direzione. Senza questo pulviscolo vedremmo solo le cose che direttamente vengono colpite dai raggi solari, mentre lo spazio vuoto tra un oggetto e l’altro resterebbe buio. Alzando gli occhi al cielo vedremmo solo il disco solare e le stelle brillare in un cielo nero. Anche a questo viene da pensare guardando Melanconia e notte di Giuseppe Modica – pittore fra i più pittori, e fra i pittori nel numero di quelli più profondamente calati nel solco dell’Occidente – della geometria e del raziocinio, così com’è del tutto evidente anche in quest’opera, la cui struttura è una sorta di trionfo della prospettiva e della luce. Sapientemente, Giuseppe Modica guarda il cielo con la nuca poggiata per terra, al centro dello spazio rappresentato, così da avere un chiaro punto di collegamento tra il cielo aperto e i segni del nostro abitare. Più prossimi a noi, sono infatti tre edifici, da due dei quali si levano le antenne della televisione, con il loro richiamo alla nostra contemporaneità. Una serie di nuvole conferiscono profondità materica alla scena, e richiamano attenzione sul cielo puntellato di stelle, nel quale la luna funge quasi da punto di fuga, o, più propriamente, in questo caso, di attrazione. Dürer è già nel titolo, ma anche nello spazio rappresentato: nelle linee che uniscono sei stelle appena sopra la luna, sulla sinistra, che richiamano alla mente il poliedro di Melancolia I.

Insomma, è uno dei quadri più felici di Giuseppe Modica. Un’opera che lascia vedere insieme il passato, il presente e l’incommensurabile, restando dentro il fascino della storia della pittura.

– Diego Mormorio

Tutto si conduce ad unità – afferma Gallo Mazzeo – `{`…`}` nei modi più imprevisti ed imprevedibili è diventare scoperta di sé, del sé nascosto che in tanto errare e peregrinare non si è mai allontanato da sé stesso, dal proprio sogno, perimetro e area di una grande avventura, in cui ogni nome pronuncia un nome, ogni volto cerca un volto e tutti insieme recitano Unum.
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