Memoria Colossale di Giovanni Papi

Giovanni Papi

Avere oggi la possibilità da parte della cultura internazionale di misurarsi in una ri-edizione a scala urbana, in modo provvisorio e continuativo, in un contesto “di sacre spoglie” dove già solo l’idea di affrontare un tema simile fa tremare le gambe, credo sia di straordinaria attualità e misura. (Exibart.com su Giovanni Papi)

La proposta di una Biennale del Colosso nasce da un’intellettuale carezza all’idea che una classicità intesa come il possibile perenne, l’ammirazione del per sempre, il duraturo significativo – strutturato e materiale – sia realmente realizzabile. Proporre nuovamente la scultura come monumento e non come simulacro; come oggetto artistico diverso sia dall’effimera istallazione – per quanto ovviamente questa sia sempre significativa – ma vivo come immane materia, potrebbe essere l’importante occasione di convogliare nuovamente il dibattito verso un mare di pensiero in cui il delta si congiunga a una serie di fertili proposte, lasciando un limo brulicante di germogli, di arte. Un concorso di idee, una serie di realizzazioni. Un roteare artistico di materia pesante e contemporaneamente leggera, come la bellezza dell’esistenza; una direzione solare e una rappresentazione di un’umanità finalmente decisa a non essere più precaria, instabile, provvisoria. Ma, almeno evocativamente qui e ora, umanitas pensante e agente; libera dal tempo come distruttore della posterità e del passato ma viva dentro il tempo come costruttore di colossi resistenti alle intemperie della storia, della natura, delle filosofie economiche o aliene.

 – Lucilla Noviello

Tutto si conduce ad unità – afferma Gallo Mazzeo – `{`…`}` nei modi più imprevisti ed imprevedibili è diventare scoperta di sé, del sé nascosto che in tanto errare e peregrinare non si è mai allontanato da sé stesso, dal proprio sogno, perimetro e area di una grande avventura, in cui ogni nome pronuncia un nome, ogni volto cerca un volto e tutti insieme recitano Unum.
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