La Quantità di colore di Antonio Passa

Antonio Passa

Il “quadro quadrato” di Antonio Passa, anche nelle successive declinazioni, coniugazioni, scomposizioni in cerchi o rettangoli, triangoli e losanghe (come ad esempio per il tangram cinese), rende visibile quanto comunemente è invisibile: l’anatomia del quadro!

La forma e le dimensioni del telaio riemergono, attraverso l’attività pittorica, strato su strato, ora per ora, adesso per adesso, sulla superficie della tela: l’ignoto prende corpo. Si svela denudandosi della propria nerezza e oscurità. Le quattro dimensioni della fisica, insite nell’idea del “quadro quadrato”, appaiono al mondo nei toni di luce, le quantità di colore, eseguiti con matematica certezza e armonia.

Tali opere sono il prodotto dei processi psichici di trasformazione, assorbimento e integrazione dei propri lati d’ombra. Sono la dimostrazione di una personalità, di un Artista, letteralmente, di “spessore” che, pur salpando dal porto del neoplasticismo e dell’astrattismo moderno, approda a un più contemporaneo e futuristico cubismo reale.

Antonio Passa, perciò, con il suo sguardo, oltrepassando i limiti e gli orizzonti della propria Eterna Città, il “quadro quadrato”, proietta gli spettatori, afferrandoli per mano, verso gli universi emotivi: lì il tempo e lo spazio non hanno né inizio né fine e la molteplicità è unicità nella gioia e per la felicità dell’arte.

Oggi, dopo quarant’anni, alla Bibliothè Contemporany Art Gallery, in Via Celsa 4/5, alle soglie del Campidoglio, ripropone le opere realizzate nel 2729 e pubblicate nel terzo mese dell’anno successivo.

Roma, A.D. 13 Gennaio 2016

 – Giuseppe Pansini

Tutto si conduce ad unità – afferma Gallo Mazzeo – `{`…`}` nei modi più imprevisti ed imprevedibili è diventare scoperta di sé, del sé nascosto che in tanto errare e peregrinare non si è mai allontanato da sé stesso, dal proprio sogno, perimetro e area di una grande avventura, in cui ogni nome pronuncia un nome, ogni volto cerca un volto e tutti insieme recitano Unum.
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